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STUDIO LIMONI
Gennaio 2026

DESIDERIO, TRACCIA, COABITAZIONE: UNA CITTÀ SENTITA

Questo testo nasce da un attraversamento personale della mostra “A te non resta che abitare questo desiderio”. Il desiderio viene inteso non come tensione da soddisfare, ma come condizione da sostenere nel tempo: una presenza fragile, inquieta, che attraversa materiali, corpi e spazio. Le opere costruiscono una narrazione non lineare della città, fatta di tracce, residui, memorie intermittenti e gesti quotidiani. Abitare diventa allora una pratica esposta, una forma di attenzione che accetta l’incompletezza e la coabitazione delle differenze. Il testo restituisce la mostra come un’esperienza che non si esaurisce nello spazio espositivo, ma continua a operare nel modo in cui guardiamo, tocchiamo e riconosciamo ciò che ci circonda.

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QUELLO CHE RESTA DEL CORPO, ANATOMIA DI ECHI E SILENZI

“Resonances” diventa il luogo di un’esperienza silenziosa, in cui il corpo — pur assente — si manifesta attraverso tracce, superfici e memorie sedimentate. La scrittura procede per risonanze, lasciando che le opere di Isabella Benshimol Toro ed Emma Moriconi attivino una riflessione intima su ciò che resta dei gesti quotidiani, delle anatomie invisibili e delle relazioni che ci attraversano. Più che una lettura critica, l’articolo è un tentativo di abitare lo spazio tra presenza e mancanza, e di ascoltare ciò che continua a vibrare anche dopo l’uscita dalla mostra.

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DOVE LE IMMAGINI RESPIRANO: NOTE DA VENUS GENETRIX

“Venus Genetrix” – in esposizione a Milano presso Cassina Projects fino al 13 marzo 2026 – presenta un incontro tra le opere di Claudio Massini e Jacopo Pagin, accompagnate da una statua romana di Venus Genetrix che non domina ma accompagna lo sguardo. Le opere di Massini emergono come superfici dense e meditate, mentre quelle di Pagin si mostrano fluide, instabili, in un continuo slittamento tra colore, ornamento e gesto. La mostra non propone risposte chiare, ma invita a un ascolto delle immagini e dei sensi, generando uno spazio dove permanenza e trasformazione convivono. In questo testo, l’esperienza della visita diventa lente per interrogarsi su come la bellezza e l’immagine si sedimentano dentro chi osserva.

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FATA MORGANA: OLTRE LA COLTRE DELL'INVISIBILE

“Fata Morgana: memorie dall’invisibile” dà una prospettiva dichiaratamente personale, lasciando che la mostra agisca più come esperienza che come oggetto di analisi. Attraverso una riflessione soggettiva sulle opere e sulle figure marginali che le abitano — medium, mistiche, artiste visionarie — il testo interroga il rapporto tra arte, invisibile e conoscenza non razionale. Ne emerge uno sguardo critico sul bisogno contemporaneo di controllo e spiegazione, e sulla possibilità che l’arte continui a operare come spazio di urgenza, rischio e inquietudine.

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PAESAGGI ESAUSTI: LA FORMA DEL SILENZIO

La mostra di Paolo Canevari alla Galleria Christian Stein riflette sulla possibilità del paesaggio e della pittura in un tempo segnato dall’esaurimento delle immagini e dei linguaggi. Attraverso opere realizzate con olio esausto su carta e una scultura ottenuta da pneumatici d’automobile, l’artista utilizza materiali industriali e residuali per interrogare il rapporto tra memoria, percezione e trasformazione. Il paesaggio emerge come luogo della coscienza più che come genere pittorico, mentre la pittura, pur privata dei suoi strumenti tradizionali, continua a esistere come eredità e struttura mentale. Le opere attivano una riflessione etica ed estetica sulla sopravvivenza dell’arte, opponendo al rumore visivo del presente una pratica fondata sul silenzio, sulla lentezza e sull’attenzione.

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QUANDO IL COLORE DIVENTA LUOGO

“Rodamoinho” di Marina Rheingantz, presentata da Fondazione ICA Milano e curata da Alberto Salvadori, mette in scena un insieme di lavori recenti che si muovono in equilibrio tra pittura e tessitura, tra gesto e memoria, tra astrazione e paesaggio interiore. Il titolo — che in portoghese indica un vortice, un turbine — non suggerisce un movimento fisico, ma una condizione emotiva instabile, una tensione continua che attraversa le opere e lo sguardo di chi le osserva.

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