STUDIO LIMONI
Novembre 2025

MEMORIE FUTURE TRA LE BRACI DEL PRESENTE

“Myths from Smoldering Skies” è un attraversamento emotivo e visivo in un paesaggio sospeso, dove rovina e rinascita convivono nello stesso respiro. In questo testo, l’esperienza della mostra viene raccontata come un viaggio intimo attraverso i mondi speculativi di Jung Min Lee, Leilei Wu, Sir Taki e Mattia Ragni: quattro linguaggi che, tra ibridazioni post-umane, reliquie luminose, collage dissonanti e architetture d’acciaio, interrogano ciò che resta dell’immagine in un tempo di collasso. L’articolo esplora come questi universi, diversi ma convergenti, trasformino i detriti del presente in nuove mitologie visive, rivelando un modo possibile di immaginare il futuro a partire dalle braci ancora fumanti del nostro mondo.

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L’INSTABILITÀ DELLE FORME DELLE ROVINE CHE RESPIRANO

“Due Babele” di Fulvio Di Piazza è un viaggio dentro un universo pittorico in continua metamorfosi, dove le torri simboliche dell’artista diventano metafore del nostro presente frammentato. Tra rovine contemporanee e creature ibride, la mostra invita a ripensare il nostro posto nel mondo, rivelando una visione in cui tutto è relazione, instabilità e rigenerazione. Con un linguaggio ironico e insieme visionario, Di Piazza costruisce una Babele che non denuncia soltanto il caos, ma apre alla possibilità di un nuovo modo di essere nel reale: fragile, interconnesso, profondamente umano.

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ANCHE IL SILENZO DIVENTA MUSICA

“Entanglements” di Yuko Mohri è un viaggio dentro la vita segreta delle cose. Attraversando le sale dello Shed del Pirelli HangarBicocca, ci si ritrova immersi in un ecosistema di suoni, vibrazioni e movimenti impercettibili, dove ogni oggetto diventa partecipe di un respiro comune. Le installazioni oscillano tra caso e composizione, tra ironia e delicatezza, trasformando elementi quotidiani in organismi sensibili. In prima persona, il testo racconta l’esperienza di una visita che diventa ascolto profondo: un percorso fatto di ombre che suonano, frutti che generano luce e pianoforti attraversati dal vento. Nel mondo di Mohri, tutto è relazione, tutto vibra. L’articolo esplora questa poetica dell’interconnessione, invitando il lettore a riconoscere i legami invisibili che intrecciano le nostre vite alla materia che ci circonda.

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SO DI NON SAPERE, IMPARO A STUPIRMI DI NUOVO

“Non lo sapevo” è più di un libro e più di una mostra: è un invito a riscoprire la curiosità come motore del sapere. Tra le sale di Assab One, i disegni di Sandro Fabbri dialogano con i testi essenziali e sorprendenti di Eugenio Alberti Schatz, dando vita a un percorso che unisce ironia, leggerezza e meraviglia. Durante l’opening, la performance dal vivo dell’artista e la lettura degli estratti trasformano l’esperienza in un gioco di sguardi e ascolti. In questo spazio, il “non sapere” non è mancanza ma inizio: un varco da cui riparte il desiderio di capire e osservare. L’articolo riflette su questa sensazione, sul valore di ammettere ciò che ignoriamo e sulla bellezza, spesso dimenticata, di lasciarsi sorprendere dalle piccole cose.

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NEL SONNO DELLA GUARDIA, DOVE L’IMMAGINE RESPIRA

La prima personale istituzionale italiana di Oliver Osborne alla Fondazione ICA Milano, “The Sleeping Guard”, invita lo spettatore a sperimentare una diversa qualità del tempo. Attraverso dipinti e disegni degli ultimi dieci anni, l’artista costruisce un linguaggio basato sulla ripetizione, sul ritorno e sulla trasformazione lenta dell’immagine. Rielaborazioni iconiche come il Cristo morto di Mantegna convivono con ritratti intimi e omaggi artistici, creando un percorso che esplora il rapporto tra memoria, percezione e quotidianità. In un’epoca segnata dalla velocità e dalla saturazione visiva del digitale, la pittura di Osborne diventa un gesto di resistenza e di presenza: un invito a rallentare, a vedere davvero, a lasciarsi sorprendere da ciò che può emergere solo nella durata.

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CORPI, SIMBOLI E ATTESE: DIPINTI COME PREGHIERE

La personale Lewis Hammond “Black Milk”, curata da Chiara Nuzzi presso la Fondazione ICA Milano, propone una riflessione visiva e psicologica sulla condizione umana nell’era delle incertezze. Attraverso una serie di dipinti realizzati tra il 2024 e il 2025, Hammond indaga il rapporto tra fede — intesa non solo come credo religioso, ma come potenza trasformativa e collettiva — e la storia della pittura occidentale. L’artista utilizza corpi distorti, atmosfere visionarie, colori tenebrosi e riferimenti all’iconografia cristiana per costruire superfici di proiezione: spazi d’immaginazione in cui lo spettatore è implicato emotivamente e riflessivamente. Il titolo “Black Milk” sintetizza la contraddizione che percorre la mostra: un nutrimento che appare oscuro, ma carico di speranza; una paura del vuoto che al contempo suggerisce rinascita. In un tempo segnato da ansie, disuguaglianze e attese sospese, la mostra chiede: in cosa riponiamo speranza oggi?

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