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STUDIO LIMONI
Marzo 2026

IL SILENZIO DELL’ORIGINE

“Nessun Boato” di Francesco Pacelli configura uno spazio percettivo sospeso in cui il vuoto si manifesta come condizione generativa piuttosto che come assenza. Attraverso una serie di opere che oscillano tra dimensione cosmica e organica, la mostra indaga i meccanismi con cui la mente umana costruisce senso a partire dall’indistinto. La temporalità profonda evocata nei lavori, insieme all’ambiguità formale delle sculture e alla progressiva opacizzazione dello sguardo, produce un’esperienza instabile e non risolutiva. In questo contesto, il caos non è disordine ma origine, e il significato emerge come processo fragile, continuamente negoziato tra percezione e immaginazione.

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ABITARE L’INSTABILE

“Back Facing Front” di Thea Djordjadze si configura come un ambiente instabile in cui forma, funzione e percezione restano in costante sospensione. Attraverso una pratica installativa che mette in tensione architettura e oggetti, l’artista costruisce una situazione in cui le opere non si offrono come entità definite, ma come possibilità aperte. Strutture che evocano dispositivi espositivi o elementi funzionali si sottraggono a una lettura univoca, oscillando tra presenza e dissoluzione. In questo spazio, lo sguardo è chiamato a rinegoziare continuamente il proprio orientamento, confrontandosi con una materialità che conserva tracce di contatto e resistenza. Più che produrre significati stabili, la mostra attiva una condizione percettiva in cui il senso resta provvisorio, rimandato, mai completamente risolto.

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ARMATURA DI PELLE: IMPARARE A PROTEGGERSI SECONDO SIMONA ANDRIOLETTI

La mostra “If you feel me, I am you” di Simona Andrioletti, presentata da RIBOT gallery a Milano, si configura come un’esperienza immersiva che coinvolge il corpo prima ancora dello sguardo. Attraverso trapunti che evocano la forma di armature e un allestimento che costringe il pubblico a entrare fisicamente nello spazio dell’opera, l’artista indaga le forme di difesa e adattamento sviluppate in risposta alla violenza sistemica, in particolare di genere. In un equilibrio instabile tra cura e protezione, vulnerabilità e resistenza, il lavoro di Andrioletti trasforma materiali domestici in dispositivi politici e relazionali. Ne emerge una riflessione sull’empatia come pratica incarnata, fragile e necessaria, che si attiva nello spazio condiviso tra chi guarda e ciò che viene guardato.

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CALMA, RESPIRA, TRATTIENI, ESPIRA

Partendo dalle mostre Inhale e Exhale, l’articolo riflette sul ruolo del respiro nella pratica artistica di Gaëlle Choisne. Nelle sue installazioni, materiali quotidiani, oggetti rituali e frammenti di immagini si combinano per creare costellazioni sensibili in cui memoria, spiritualità e politica convivono. Radicato in genealogie caraibiche e saperi diasporici, il lavoro dell’artista propone il respiro come gesto elementare ma profondamente relazionale, capace di connettere corpi, storie e comunità. Le opere diventano così spazi di ascolto e di cura, in cui immaginare nuove forme di attenzione reciproca e di convivenza.

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SPALLETTI, DE DOMINICIS, WEST: GEOGRAFIA DELLA LUCE

La mostra “Converging trajectories”, alla galleria Vistamare di Milano, mette in relazione le pratiche di Ettore Spalletti, Gino De Dominicis e Franz West, facendo emergere una trama di affinità che supera le differenze formali tra i tre artisti. Attraverso un dialogo tra luce, enigma e fisicità, la mostra suggerisce una comune concezione dell’opera come luogo di esperienza totale, in cui percezione, materia e pensiero si intrecciano. Più che costruire un confronto storico, il percorso restituisce l’eco di una vicinanza intellettuale e sensibile maturata nel tempo, lasciando affiorare le risonanze sotterranee che attraversano le loro pratiche.

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RITRATTO, MEMORIA E TRADUZIONE

La mostra Friends and Family di Alejandro Cesarco riflette sul ritratto come struttura di relazioni più che come rappresentazione della somiglianza. Attraverso fotografie, opere testuali e video, l’artista costruisce una costellazione di riferimenti – amici, mentori, figure letterarie e affettive – che suggeriscono come l’identità emerga da una trama di influenze e prestiti. Il lavoro di Cesarco, da sempre interessato alle dinamiche tra vedere e leggere, utilizza citazione, ripetizione e traduzione per indagare la memoria e la trasmissione delle idee. In questa prospettiva, il ritratto diventa meno una descrizione individuale che una mappa di relazioni: un archivio di gesti, frasi e presenze che continuano a risuonare nel tempo.

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