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ARMATURA DI PELLE: IMPARARE A PROTEGGERSI SECONDO SIMONA ANDRIOLETTI

Pubblicato il 18 marzo 2026 alle ore 11:00

La mostra “If you feel me, I am you” di Simona Andrioletti, presentata da RIBOT gallery a Milano, si configura come un’esperienza immersiva che coinvolge il corpo prima ancora dello sguardo. Attraverso trapunti che evocano la forma di armature e un allestimento che costringe il pubblico a entrare fisicamente nello spazio dell’opera, l’artista indaga le forme di difesa e adattamento sviluppate in risposta alla violenza sistemica, in particolare di genere. In un equilibrio instabile tra cura e protezione, vulnerabilità e resistenza, il lavoro di Andrioletti trasforma materiali domestici in dispositivi politici e relazionali. Ne emerge una riflessione sull’empatia come pratica incarnata, fragile e necessaria, che si attiva nello spazio condiviso tra chi guarda e ciò che viene guardato.

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you, 2026, installation view @RIBOT Ph. Mattia Mognetti Courtesy of the artist and RIBOT gallery

 

Non so esattamente in che momento una mostra smette di essere qualcosa che guardo e diventa qualcosa che mi riguarda. Con If you feel me, I am you di Simona Andrioletti, succede presto, quasi senza che me ne accorga. Forse perché il titolo non introduce, ma interpella: o lo senti, oppure no. E se lo senti, allora sei già dentro.

Al piano terra, i trapunti sospesi sembrano inizialmente familiari. C’è qualcosa di domestico, di riconoscibile nei tessuti imbottiti, nei colori freddi e attenuati. Ma questa familiarità non dura. Avvicinandomi, le cuciture rivelano forme di armature o elmi, protezioni, frammenti di un corpo pronto allo scontro. È in quel passaggio, quasi impercettibile, che qualcosa si incrina: ciò che dovrebbe proteggere si mostra anche come risposta a una minaccia già avvenuta, o sempre imminente.

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you, 2026, installation view @RIBOT Ph. Mattia Mognetti Courtesy of the artist and RIBOT gallery

 

Mi accorgo che sto guardando oggetti che parlano di un corpo che ha imparato. Non in senso astratto, ma fisico: un corpo che anticipa, che si prepara, che costruisce attorno a sé una soglia. La trapunta, che normalmente avvolge, qui sembra trattenere — come se la cura e la difesa fossero diventate indistinguibili.

Le cerniere che attraversano alcuni lavori mi trattengono più a lungo. Non le leggo subito come elementi funzionali. Mi sembrano piuttosto interruzioni, punti in cui qualcosa è stato aperto e poi richiuso. Non una riparazione definitiva, ma una continuità fragile, sempre esposta alla possibilità di riaprirsi.  Mi chiedo quante volte un corpo impari a funzionare così: per aggiustamenti successivi, per tentativi di tenuta.

Scendendo al piano inferiore, la percezione cambia ancora, ma questa volta in modo netto. Per vedere devo entrare in una gabbia. Non è solo una condizione spaziale: è una postura. Il mio corpo si avvicina alle sbarre, si piega, cerca un punto di vista. Non posso restare neutrale.

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you, 2026, installation view @RIBOT Ph. Mattia Mognetti Courtesy of the artist and RIBOT gallery

 

Qui il linguaggio diventa materia. Le frasi incise nelle sbarre non si leggono soltanto: si incontrano come ostacoli. Mi accorgo che sto facendo esperienza di un limite, ma anche di qualcosa che quel limite prova a contenere. Dentro, le immagini di corpi vulnerabili — una figura che piange, due presenze che si stringono — non offrono una narrazione chiusa. Restano aperte, come se appartenessero a una memoria che non è solo dell’artista.

La gabbia finisce per somigliare meno a un dispositivo esterno e più a una struttura interna. Penso a quei modi in cui la mente costruisce spazi di protezione che, col tempo, diventano anche luoghi di isolamento. Non c’è un prima e un dopo chiari: proteggersi e limitarsi sembrano accadere nello stesso gesto. Fuori da me c’è una gabbia dove io non sono più io: mi percepisco, ma io sei tu.

 

 

S. F. C.

 

Simona Andrioletti

If you feel me, I am you

RIBOT Gallery, via Enrico Nöe, 23, Milano

29 Gennaio 2026 – 7 Marzo 2026

 

PHOTO GALLERY

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you (Pointed helmet), 2026, hand-drawn machine quilting on padded fabric, custom hooks, cm 80x56

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you, 2026, installation view @RIBOT Ph. Mattia Mognetti Courtesy of the artist and RIBOT gallery

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you (Choker), 2026, laser-cut surgical stainless steel, ed. 9+ 1AP

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you, 2026, installation view @RIBOT Ph. Mattia Mognetti Courtesy of the artist and RIBOT gallery

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you (Kiss), 2026, hand-drawn machine quilting on padded fabric, custom hooks, cm 98x73

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you, 2026, installation view @RIBOT Ph. Mattia Mognetti Courtesy of the artist and RIBOT gallery

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you (Two helmets), 2026, hand-drawn machine quilting on padded fabric, custom hooks, cm 98x80

 

Simona Andrioletti, If you feel me, I am you, 2026, installation view @RIBOT Ph. Mattia Mognetti Courtesy of the artist and RIBOT gallery

 

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