Nella mostra "Empty Rooms II" alla Galleria Raffaella Cortese, Joan Jonas costruisce un ambiente fatto di sculture sospese, video e suono che interroga il legame tra memoria e perdita senza offrire spiegazioni. Attraverso materiali fragili e immagini che sembrano provenire da racconti lontani, l’installazione invita a una riflessione intima sul modo in cui ciò che non è più visibile continua a modellare il presente. L’esperienza diventa così un confronto personale con l’assenza, la trasformazione e la persistenza dei ricordi.
Joan Jonas, Empty Rooms II, 2026. Galleria Raffaella Cortese, via A. Stradella 4, Milan. Installation view: Andrea Rossetti
Ci sono opere che si offrono come spiegazioni, e altre che chiedono tempo. Empty Rooms II, la mostra di Joan Jonas alla Galleria Raffaella Cortese, appartiene alla seconda categoria: non chiarisce, non risolve, non guida. Si limita a restare. E in quel restare, lentamente, affiora qualcosa che riguarda la memoria, la perdita, ma soprattutto il modo in cui continuiamo a convivere con ciò che non è più visibile.
Davanti alle sei sculture in carta Torinoko sospese nel vuoto, ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a forme che non cercano di essere viste fino in fondo. Non sono oggetti, ma presenze leggere, quasi esitanti. La carta vibra con la luce, e l’acciaio che le sostiene sembra solo un gesto necessario. C’è una delicatezza che non è fragilità, piuttosto una specie di ostinazione silenziosa. Come se ogni forma custodisse una storia impossibile da raccontare a parole.
Joan Jonas, Empty Rooms II, 2026. Galleria Raffaella Cortese, via A. Stradella 4, Milan. Installation view: Andrea Rossetti
Sul fondo, la proiezione video — un frammento di They Come to Us without a Word, presentato alla Biennale di Venezia nel 2015 — muove sagome che sembrano provenire da un ricordo collettivo. Non succede nulla di definitivo, e proprio per questo la sequenza continua a risuonare. Le figure attraversano strutture, si sovrappongono, si dissolvono. Mi sono accorto che stavo cercando un significato preciso, una chiave, e che l’opera rifiutava gentilmente quella richiesta. Invece di una risposta, restava un sentimento: quello di una storia che non smette di ripetersi dentro chi guarda.
Il suono composto da Jason Moran si diffonde nello spazio come una presenza discreta. Non accompagna le immagini, non le sottolinea. Piuttosto le attraversa, come un pensiero che torna mentre si tenta di concentrarsi su altro. Ci sono note che sembrano trattenere il tempo, altre che lo lasciano cadere. Ho avuto l’impressione che la musica sapesse qualcosa che io non riuscivo a formulare.
Joan Jonas, Empty Rooms II, 2026. Galleria Raffaella Cortese, via A. Stradella 4, Milan. Installation view: Andrea Rossetti
Sulla parete laterale, i quindici disegni a inchiostro appaiono come appunti di una mente che continua a interrogarsi. Non illustrano l’installazione, non la completano. Sono piuttosto un’altra forma di ascolto. Nei segni ripetuti, nelle linee interrotte, ho riconosciuto un gesto familiare: il bisogno di trattenere ciò che sfugge, anche solo per un istante.
Quello che mi ha colpito, alla fine, non è stato un singolo elemento ma la coesistenza di tutti. Empty Rooms II parla di assenza, ma non nel senso più evidente. L’assenza qui è una qualità della presenza stessa. È il modo in cui ricordiamo qualcuno, o un luogo, o una stagione della vita: non con immagini nitide, ma con impressioni incomplete, con frammenti che continuano a tornare.
Joan Jonas, Empty Rooms II, 2026. Galleria Raffaella Cortese, via A. Stradella 4, Milan. Installation view: Andrea Rossetti
Ho pensato alle stanze della mia infanzia, alle case di cuscini e lenzuola che creavo con mia sorella, agli oggetti rimasti nelle case dei nonni, alle parole mai dette. Non come nostalgia, ma come consapevolezza che certe esperienze continuano a modellare il nostro modo di percepire il presente. Jonas sembra suggerire che la memoria non è un archivio, ma un movimento continuo di reinterpretazione. E che ciò che perdiamo non scompare davvero: cambia forma, diventa eco, si nasconde nei gesti più semplici.
In un’epoca che chiede continuamente spiegazioni rapide, questa mostra sceglie la lentezza. Non pretende di essere capita subito. Non pretende nemmeno di essere capita del tutto. Ci invita, piuttosto, a restare in ascolto di quello che non riusciamo a nominare. E forse è proprio lì, in quello spazio incerto, che qualcosa di profondamente umano continua a farsi sentire.
S. F. C.
Joan Jonas
Empty Rooms II
Raffaella Cortese, via Stradella, 4, Milano
22 Gennaio 2026 - 4 Aprile 2026
Joan Jonas, Empty Rooms II, 2026. Galleria Raffaella Cortese, via A. Stradella 4, Milan. Installation view: Andrea Rossetti
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