La mostra Friends and Family di Alejandro Cesarco riflette sul ritratto come struttura di relazioni più che come rappresentazione della somiglianza. Attraverso fotografie, opere testuali e video, l’artista costruisce una costellazione di riferimenti – amici, mentori, figure letterarie e affettive – che suggeriscono come l’identità emerga da una trama di influenze e prestiti. Il lavoro di Cesarco, da sempre interessato alle dinamiche tra vedere e leggere, utilizza citazione, ripetizione e traduzione per indagare la memoria e la trasmissione delle idee. In questa prospettiva, il ritratto diventa meno una descrizione individuale che una mappa di relazioni: un archivio di gesti, frasi e presenze che continuano a risuonare nel tempo.
Installation view: Andrea Rossetti / Héctor Chico
Ci sono mostre che sembrano organizzarsi attorno alle opere; altre, invece, si organizzano attorno alle relazioni. Friends and Family di Alejandro Cesarco appartiene decisamente alla seconda categoria. Non è tanto una riflessione sul ritratto in quanto genere, quanto sul modo in cui le persone — reali o immaginate — sedimentano nella nostra identità.
Guardando i lavori di Cesarco, mi sono accorto che il ritratto qui non riguarda quasi mai la somiglianza. Piuttosto, riguarda ciò che rimane degli altri dentro di noi: una frase ricordata, un gesto appreso, un modo di pensare che non sappiamo più se ci appartenga davvero. Il volto diventa secondario rispetto alle tracce. Come se ogni persona fosse una specie di archivio vivente, costruito lentamente attraverso incontri, letture, ammirazioni, affetti.
Fotografie, opere testuali e video costruiscono una costellazione di rimandi. Cesarco lavora spesso con la citazione, la ripetizione, la riformulazione. Le parole sembrano arrivare da altrove: dediche, frammenti, prestiti linguistici che portano con sé la memoria di qualcun altro. Questo movimento di appropriazione non ha nulla di ironico o distaccato. Al contrario, appare come un gesto di intimità. Citare qualcuno è un modo per riconoscere un debito, per dichiarare una forma di appartenenza.
Installation view: Andrea Rossetti / Héctor Chico
In questo senso Friends and Family suggerisce che l’identità non è mai completamente autonoma. È piuttosto un montaggio. Un assemblaggio lento di influenze: insegnanti, amici, mentori, parenti, ma anche artisti, scrittori o personaggi fittizi. Alcuni sono stati presenti per anni, altri forse solo per un momento preciso, eppure continuano a riemergere nel modo in cui ricordiamo o raccontiamo le cose.
La pratica di Cesarco, da sempre, sembra muoversi in questo spazio intermedio tra vedere e leggere. Molti lavori funzionano quasi come pagine tradotte in immagini o immagini che chiedono di essere lette. Non è un caso che il libro, nella sua ricerca, ricorra spesso come oggetto e come modello strutturale. Il libro è una tecnologia della memoria, ma è anche un dispositivo di trasmissione: ciò che leggiamo diventa lentamente parte del nostro vocabolario interiore.
Questa dimensione di trasmissione è centrale anche nella mostra. Alcuni lavori danno l’impressione di essere gesti ripresi, riattivati, quasi ri-performati. Come se l’artista non stesse semplicemente producendo nuove immagini, ma stesse rimettendo in circolazione qualcosa che già esiste — un’idea, una frase, una postura. In questo processo, il significato non resta mai stabile. Cambia con il contesto, con il tempo, con la distanza che separa un’origine dalla sua ripetizione.
Installation view: Andrea Rossetti / Héctor Chico
C’è qualcosa di discreto in questo modo di lavorare. Cesarco evita la confessione diretta, eppure il lavoro resta profondamente personale. Non nel senso autobiografico più evidente, ma in quello più sottile della formazione: ciò che siamo diventati attraverso gli altri. Guardando queste opere, si ha la sensazione che l’artista stia mappando una genealogia affettiva e intellettuale, una rete di influenze che raramente rimane visibile.
Questo rende Friends and Family una mostra stranamente familiare. Non perché racconti storie private che possiamo riconoscere, ma perché ci ricorda qualcosa del nostro stesso modo di costruirci. Anche noi siamo fatti di citazioni, di gesti appresi, di frasi che ripetiamo senza ricordare esattamente da dove provengano.
Forse è proprio questo l’aspetto più interessante del lavoro di Cesarco: l’idea che l’identità non sia una sostanza stabile, ma una forma in continuo riassestamento. Un composto che si modifica ogni volta che qualcosa viene ricordato, tradotto o ripetuto.
Alla fine, quello che rimane non è l’immagine precisa di qualcuno. Rimane piuttosto una risonanza.
S. F. C.
Alejandro Cesarco
Friends and Family
Via Stradella, 1-7, Milano
22 Gennaio 2026 – 4 Aprile 2026
Installation view: Andrea Rossetti / Héctor Chico
Installation view: Andrea Rossetti / Héctor Chico
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