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LASCIA VEDERE QUELLO CHE NON PUOI CAPIRE

Pubblicato il 22 aprile 2026 alle ore 11:00

Con questo testo attraversiamo "CIMA" di Matthias Odin come un’esperienza percettiva e riflessiva, più che come un’analisi oggettiva. A partire dalle casse e dai materiali recuperati da un contesto industriale legato alla produzione bellica, la mostra attiva una tensione tra presenza e assenza, visibile e invisibile. L’attenzione si sposta progressivamente su ciò che sfugge allo sguardo: i processi, le infrastrutture e le storie che restano fuori campo. Attraverso un linguaggio visivo fatto di frammenti, sospensioni e cancellazioni, Odin mette in crisi l’idea di immagine come strumento di comprensione immediata, suggerendo invece una relazione più complessa tra percezione, memoria e rimozione. Il testo restituisce questa esperienza in forma soggettiva, interrogando lo scarto tra ciò che vediamo e ciò che riusciamo davvero a comprendere.

 

Courtesy FRENCH PLACE & the artist, Ph. Francesco Paleari

 

Ci sono momenti in cui ci accorgiamo di guardare qualcosa senza riuscire davvero a metterlo a fuoco. Non perché sia indistinto, ma perché sembra sottrarsi, come se contenesse più di quanto lascia vedere. È una sensazione che ritorna pensando a CIMA di Matthias Odin.

Le casse sono lì, silenziose, quasi ostinate. Non cercano attenzione, e forse è proprio questo a renderle difficili da ignorare. All’inizio le ho percepite come oggetti qualsiasi, frammenti di un passato industriale ormai distante. Poi qualcosa cambia. Sapere da dove provengono — o meglio, intuire il sistema di cui facevano parte — introduce una specie di scarto. Non sono più solo oggetti: diventano tracce. Tracce di un movimento, di una funzione, di una storia che non si lascia ricostruire completamente.

 

Courtesy FRENCH PLACE & the artist, Ph. Francesco Paleari

 

Mi ritrovo a pensare a tutto ciò che non è presente. A ciò che è successo prima, e che qui non compare. È come se queste forme indicassero continuamente altrove, verso un fuori campo che rimane irraggiungibile. In questo senso, quello che manca pesa quanto — se non più — di quello che vedo. Forse è proprio lì che si concentra la mostra: in quello spazio sospeso tra un evento e l’altro, dove qualcosa è già accaduto ma non è più accessibile.

Anche i disegni tecnici mi danno una sensazione simile. Dovrebbero essere strumenti di chiarezza, dispositivi pensati per spiegare e organizzare. E invece qui sembrano trattenere il significato, come se parlassero una lingua che riconosco solo a metà. Li guardo cercando di afferrarli, ma più insisto più diventano opachi. Rimangono lì, sospesi, senza concedersi del tutto.

Forse è per questo che continuo a tornare sull’idea di rimozione. Non come gesto esplicito, ma come condizione diffusa. Nei collage, nelle cancellazioni, nelle sovrapposizioni, si percepisce che ogni immagine è anche il risultato di una perdita. Qualcosa viene sempre escluso, nascosto, dimenticato. E questa consapevolezza finisce per spostarsi anche su di me, sul mio modo di guardare.

 

Courtesy FRENCH PLACE & the artist, Ph. Francesco Paleari

 

Mi accorgo che non sto cercando di capire “cosa sono” queste opere, ma piuttosto cosa producono in me mentre le osservo. Una specie di attrito, una resistenza a scivolare via velocemente. Non c’è nulla di immediato, nulla che si esaurisca in un colpo d’occhio. E in questo rallentamento emerge una domanda che non riesco a lasciare andare: quante cose continuo a non vedere, anche quando penso di avere tutto davanti?

Resta una sensazione strana, difficile da nominare. Non è esattamente inquietudine, né nostalgia. Piuttosto una consapevolezza sottile: che tra le immagini che attraversiamo ogni giorno e ciò che riusciamo davvero a comprendere esiste sempre uno scarto. E che forse è proprio lì, in quello scarto, che qualcosa continua a insistere.

 

S. F. C.

 

Matthias Odin

Cima

Testo critico a cura di Arnold Braho

FRENCH PLACE, via Carlo Goldoni, 64, Milano

12 Marzo 2026 – 19 Aprile 2026

 

PHOTO GALLERY

 

Courtesy FRENCH PLACE & the artist, Ph. Francesco Paleari

 

Matthias Odin, Luce Reparto, 2026, Found technical drawings, found objects, found copper electrical conductor, plexiglass, steel cable, string led, 16x105x20 cm, 6 3/10 x 41 17/50 x 7 87/100 in (MO13)

 

Courtesy FRENCH PLACE & the artist, Ph. Francesco Paleari

 

Matthias Odin, Raccordo R=30 Possibile , 2026. Found technical drawings, found objects, plexiglass, steel cable, string led, 10 x 120 x 18 cm, 3 47/50 x 47 6/25 x 7 9/100 in (MO11)

 

Courtesy FRENCH PLACE & the artist, Ph. Francesco Paleari

 

Courtesy FRENCH PLACE & the artist, Ph. Francesco Paleari

 

Courtesy FRENCH PLACE & the artist, Ph. Francesco Paleari

 

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