IMMAGINI DAL SOTTOSUOLO: LUCA DE ANGELO

Pubblicato il 20 luglio 2023 alle ore 11:00

Presentiamo una rubrica indipendente con l'obiettivo di dare spazio a giovani artisti e artiste della scena contemporanea fuori dagli spazi della storicizzazione. Il riferimento al romanzo di Dostoevskij serve a riportare alla luce la coscienza dell'esistenza di un mondo underground, fatto di mormorii e percezioni che passano in sordina nel contesto mainstream della società e anche nel panorama artistico.

 

Veduta dello studio di Luca De Angelo

 

La nostra rubrica Immagini dal sottosuolo continua a crescere e insieme stiamo conoscendo tante realtà underground che vivono lo spazio urbano, ne danno un'immagine diversa dalla percezione di massa. L'artista che vi presentiamo oggi risponde al nome di Luca De Angelo, anche lui fa parte della popolazione studentesca dell'Accademia di Brera ed è iscritto al dipartimento di Scultura, oltre a essere un altro membro che opera nello Studio Lavanderia (vedi Immagini dal sottosuolo: Giorgio Lorefice, 19/07/2023, ndr) . La ricerca plastica di De Angelo si traduce nel recupero e nell'utilizzo di materiali di scarto: dall'acciaio, come simbolo antropico, fino al legno, metafora della natura per eccellenza nella visione dell'artista.

 

Ciao Luca, grazie per averci dato anche tu il benvenuto nello spazio di Lavanderia. Anche se sei iscritto a Scultura, tu sei molto versatile e usi tanti media e linguaggi come la pittura, per esempio. Ti va di raccontarci del tuo "periodo rosa" su cui stai concentrandoti spesso, ultimamente?

Il rosa lo identifico in due cose: per me è sia pelle che cielo allo stesso tempo. Nel momento in cui guardiamo il cielo, ci perdiamo completamente: c'è una forte profondità nonostante la bidimensionalità dell'immagine del cielo e la ricerco nell'identità del colore. Quindi è come se il pigmento rosa fosse il punto di contatto tra due dimensioni, la piattezza e la voragine. Non sono un pittore, sto ancora imparando cosa vuol dire dipingere. (mentre ci parla, Luca ci mostra l'ultima tela su cui sta lavorando, appesa al muro, vedi foto d'intestazione) Questa è ancora in corso d'opera ed è solo la base, ma dovrebbe essere il ritratto della mia pancia da seduto, ma ingigantita sempre per il senso del percepire il peso sulle spalle di qualcosa che è insoddisfacente. 

 

Una cosa di cui parli spesso è la questione dell'anonimato e dell'essere sfuggente, infatti non mostri mai il tuo volto. Però questo non è un piccolo controsenso?

Io credo che l'opera d'arte non parli mai di se stessi e nel momento in cui ti metti a nudo, genera una forza che si rivela e si riflette nella percezione da parte di terzi. Credo che sia come darsi un tema, ma che veicoli la partecipazioni e che comunque racconti un certo vissuto.

 

Credo davvero di conoscere così bene te stesso?

No, assolutamente, non penso di conoscermi come penso che nessuno ne sia conscio. Ma penso che ognuno sia in continua crescita, in grado di chiedersi e interrogarsi.

 

Luca De Angelo, Cielo rosa, olio su tela, 50x70

 

Parlaci di altri work in progress a cui stai lavorando.

Allora, queste sono piccole costruzioni fatte con materiali di scarto che ho preso da una ragazza che componeva collage e cose simili. Sono dei lavori che vanno a indagare il senso dell'architettura come occupazione di spazi, ma quell'occupazione è per sempre. In qualche modo ne rimane sempre traccia. Un altro esempio che vi citerei, è quello delle discoteche: sono aperte solo di notte. Ma è possibile gestire uno spazio del genere in modo che sia attivo tutto il giorno, invece di essere un edificio anonimo nelle ore di luce che si anima solo dopo il tramonto? Cercando questa idea di transitorietà, ho iniziato a creare delle piccole architetture immaginarie dove incastro i pezzi. Il senso del bilico è fondamentale, come un castello di carte.

 

Sulle spighe che vediamo appese, invece, quale anamnesi ci puoi raccontare?

Le spighe sono collegate ai lavori riguardo al cielo, come le tele rosa o le serie di fotografie che scatto. Quest'ultime sono particolari, perché cerco di catturare la cornice dell'ambiente circostante: tetti, grondaie, comignoli. Le spighe le ho trovate in campo di grano ormai secco e per ora simboleggia un rovesciamento della prospettiva, perché la terra si ribalta all'insù con uno spirito duchampiano. L'obiettivo è quello di fare un'installazione site-specific con molto più grano, in modo che dia proprio l'impressione di sfondare il tetto. Al di là di questa lettura, mi ricorda anche il filo spinato, ma significa andare a parlare di argomenti come la guerra, cosa in cui non vorrei addentrarmi.

 

Potresti leggerla come un'ulteriore metafora del sentirsi rinchiusi, come tu ti senti imprigionato nel tuo corpo e come il cielo che fotografi, che viene incorniciato dagli squarci degli edifici.

Onestamente, questa è una visione che non avevo ancora considerato. 

 

Hai mai pensato a un'installazione dove il grano sfonda il soffitto come se la realtà fosse ribaltata, ma il pavimento è rosa come il cielo appunto per rimarcare questo concept?

Sinceramente non ancora, devo vedere cosa mi dice la testa con il passare del tempo.

S. F. C.

 

Work in progress nello studio di Luca De Angelo

 

Luca De Angelo, Casetta , argilla e cera d’api , 25x10x10

 

Luca De Angelo, Scarabocchio n. 35, cavo elettrico e spray nero lucido , dimensione variabile

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