IMMAGINI DAL SOTTOSUOLO: VALENTINO CANCLINI

Pubblicato il 24 luglio 2023 alle ore 15:00

Presentiamo una rubrica indipendente con l'obiettivo di dare spazio a giovani artisti e artiste della scena contemporanea fuori dagli spazi della storicizzazione. Il riferimento al romanzo di Dostoevskij serve a riportare alla luce la coscienza dell'esistenza di un mondo underground, fatto di mormorii e percezioni che passano in sordina nel contesto mainstream della società e anche nel panorama artistico.

 

Per concludere la prima parte della rubrica Immagini dal sottosuolo, in vista della pausa estiva, vi presentiamo il lavoro artistico e la ricerca poetica di un giovane artista, Valentino Canclini, laureando alla scuola di I Livello di Pittura. Ci incontriamo in un giorno di pioggia estiva nel cuore del mese di luglio, a pochi passi dal centro della città di Milano e mentre nelle strade si consuma una tempesta, Valentino Canclini ci racconta della sua esperienza d'artista in erba, ancora tutto da coltivare.

 

Valentino Canclini, studio fotografico per  Portante, 2023

 

Eccoci qua, Valentino, benvenuto! Anche tu sei un giovane artista molto fresco, però hai già alle spalle un'esperienza espositiva abbastanza ricca, o ci sono altre dinamiche che ti fanno pensare di essere più cresciuto e maturato rispetto al te stesso di tre anni fa?

Molto,  per quanto riguarda la crescita artistica. Tuttavia, non ho un passato molto consistente e ricco per le esposizioni; da quando mi sono iscritto a Brera, ho avuto pochissime occasioni, se non addirittura nulle, anche perché è molto difficile trovare uno spazio per se stessi e il proprio linguaggio. Questa primavera, però, il professor Pasquale Polidori (docente presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, con la cattedra di  Tecniche Pittoriche, ndr) ha scelto me e altre mie compagne per esporre negli ultimi mesi di lezione. Io ho allestito la mia piccola mostra durante il FuoriSalone, verso metà Aprile.

 

Quindi fuori da Brera non hai avuto molte occasioni per esporre la tua poetica, al di là delle mura dell'istituzione accademica?

No, ma forse sono io che non sono stato molto bravo a cercare e mettermi in gioco pienamente. Mi sembra sempre di dover correre contro tutto, stare un passo avanti come un peso di competizione che trovo assolutamente sbagliato, in un ambiente di apprendimento e sperimentazione come Brera.

 

Si tratta di una competizione che vivi con te stesso, come persona e artista, o anche con il resto dell'ambiente che ti circonda, come le classi che hai frequentato e gli altri giovani artisti che hai conosciuto?

Secondo è più una competizione verso me stesso che verso gli altri, perché ho avuto la fortuna di trovare a Brera un ambiente di forte supporto e collaborazione. Trovo che sia più difficile accettare il proprio lavoro e riconoscerlo, ma soprattutto è difficile farne la propria vita.

 

Valentino Canclini. Fallimentare, 2023, 4 fotografie, stampa su carta fotografica 21 x 32 cm ciascuna

Valentino Canclini, Due Corpi, 2021, stampa plotter di immagine ottenuta da scanner, 100x500 cm circa

 

L'autocritica fa molto bene, ma spesso si può trasformare in una sorte di sindrome dell'impostore, in cui non ti rendi conto del tuo valore.

Nel mondo dell'arte è un po' difficile perché viene perpetuata la narrazione di miti irraggiungibili, come i grandi maestri del passato e quando sei un giovane artista alle prime armi, ti ripeti il mantra che fa: "Come faccio almeno a raggiungere questi livelli, se non posso superarli?" All'inizio ti senti schiacciato, anche se è solo un mio parere.

 

Questa tua ansia, chiamiamola così, contrasta molto con la poetica che traspare dai tuo lavori che invece è molto delicata, calma. Non in via assoluta, ma c'è più serenità rispetto alle cose che ci stai raccontando; come vedi questo transfert?

Non so, credo che per gridare non serva alzare letteralmente la voce. A volte un silenzio sa essere più tagliente di un urlo e dietro le cose non dette ci sono milioni di parole che ad alta voce non trovano modo di essere.

 

Quando tu hai avuto occasione di esporre i tuoi lavori, e anche quando vivrai esperienze analoghe nel futuro, si è visto che sei del parere che sia l'opera in prima persona a doversi raccontare e non debba essere l'artista a portare avanti l'autonarrazione.

Sì, assolutamente. Il racconto è un'altra lingua, serve una traduzione che l'artista da solo non può fare perché serve la conoscenza di un idioma differente, che non sia la parola che noi usiamo per comunicare. Le immagini parlano, alla fine. Possono essere linguaggi simili, ma non sono la stessa cosa. Per me è molto importante che ci sia una figura, come quella di un curatore, che possa aiutare me e le opere a trovare una maniera di comunicare con gli occhi che ci guardano.

 

Valentino Canclini, Io cerco l'amore, 2022, 4 lastre di zinco incise, 12 x 6 cm, 12 x12 cm, 12 x 12 cm, 12 x 12 cm 

 

A tal proposito, la parola torna spesso nel tuo lavoro. Per esempio, durante l'esposizione allestita per il FuoriSalone 2023 nell'aula del professor Polidori, c'era letteralmente una porzione di testo scritta sul muro.

Sì, sono importanti, ma io non le vedo come parole contestualizzate in un discorso fatto di significati e significanti, ma sono pezzi di un mondo a parte dove prendono una nuova forma nella dimensione che io ho cercato di creare con il mio lavoro.

 

Quindi la parola per te è come un segno matematico o un'immagine che non deve per forza avere un significato letterale?

Sì, per citare le parole di Gianni Vattimo, "La menzogna è menzognera", in una lectio magistralis su un testo di Friedrich Nietzsche, Verità e Menzogna. Tutto il discorso si basa sull'apparenza, per cui il mondo reale e tangibile delle cose non è, bensì appare, è finzione. Tuttavia, la menzogna dice di essere la verità, mentendo e, in qualche modo, dicendo la verità. Allo stesso modo, io uso la parola come puro simbolo che appare senza niente al di sotto.

 

Questo mi fa venire in mente una relazione tra la pittura di René Magritte e la filosofia di Ludwig Wittgenstein, dove si mette in discussione il senso apparente delle cose, dei simboli e dei segni. Tutto ciò è interessante, perché dà vita a una reinterpretazione dell'immagine più filologica che semiologica; infatti, molto spesso si parla di semiologia legata alle immagini e alla storia dell'arte, ma molto poco di filologia. Ci si approccia all'immagine come simbolo, non come linguaggio.

Io provo un forte odio verso i simboli, credo che siano il male sceso in terra. Però, sono d'accordo, quella del simbolo è una via facile e quando il simbolo diventa simbolo di se stesso, non va a creare troppi legami o connessioni, quindi è la strada più facile da battere.

 

Valentino Canclini, Il bagno di Diana2023, ready-made copia del libro: Pierre Klossowki, Il bagno di diana, ES editore 1993, scritta a matita su muro, dimensioni variabili

 

Sei coerente con te stesso, perché l'interpretazione dell'immagine nel tuo lavoro non è tanto legata al significato, ma al capire il tuo linguaggio.  Rimani coerente nella tua grammatica e nella tua sintassi, sostanzialmente.

Sì, è un po' un cerchio che si chiude. Come anche le lingue si evolvono, così fanno anche le immagini, ma rimanendo fedeli alle radici e alle proprie etimologie, che altrimenti non si chiamerebbero tali.

 

Ti riconosci in questo?

Sì, anche se devo capire dove sto andando. Credo che sia molto importante creare una propria grammatica o se non la si crea, almeno scriverla o teorizzarla. Senza questo passo, non si arriva a nulla; per questo sono della scuola di pensiero per cui bisogna essere molto severi e rigidi con se stessi all'inizio per costruirsi delle fondamenta solide, che non crollino come un castello di carte.

S. F. C.

 

Link al testo critico della mostra Grado Zero, 19 Aprile 2023

https://www.academia.edu/100440291/Valentino_Canclini_Grado_Zero_Testo_critico_di_Serena_Francesca_Castronovo 

 

 

Valentino Canclini, studio fotografico per  Portante, 2023

 

Valentino Canclini, studio fotografico per  Portante, 2023

 

Valentino Canclini, studio fotografico per  Portante, 2023

 

Valentino Canclini, studio fotografico per  Portante, 2023

 

Valentino Canclini, Guardami, 2023, stampa serigrafica su carta 29,7x 42cm, attacchinaggio nella città urbana di Milano 

 

Valentino Canclini, Guardami, 2023, stampa serigrafica su carta 29,7x 42cm, attacchinaggio nella città urbana di Milano 

 

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