Questo testo propone una lettura personale e riflessiva della mostra “Crossover” di Anastasia Sosunova, presentata alla Fondazione ICA Milano. Attraverso l’esperienza diretta delle opere, l’articolo indaga i temi della contaminazione tra sistemi di valori, della fragilità delle narrazioni ufficiali e della dimensione rituale come spazio ambiguo tra fede, memoria e costruzione collettiva del senso. La pratica di Sosunova viene osservata non come oggetto da decifrare, ma come dispositivo che mette in crisi categorie stabili di identità, tradizione e autenticità, lasciando emergere una forma di attenzione sospesa e critica, profondamente situata nel presente.
Installation View, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive.
Crossover di Anastasia Sosunova mette immediatamente in crisi ogni tentativo di orientamento stabile. Non tanto nello spazio, quanto nel tempo e nei sistemi di significato. Le opere non chiedono di essere comprese, ma attraversate; non si offrono come risposte, piuttosto come cortocircuiti. È una mostra che lavora per slittamenti, per sovrapposizioni silenziose, e che lascia addosso una sensazione persistente: quella di trovarsi dentro qualcosa che assomiglia a un rituale, senza però conoscerne le regole.
Il titolo Crossover è forse la chiave più onesta per entrare nel lavoro di Sosunova, ma anche la più instabile. Qui il crossover non è un incontro pacificato, né una fusione armonica: è piuttosto una zona di attrito, uno spazio in cui tradizioni, memorie personali, oggetti quotidiani e credenze popolari collidono senza mai risolversi del tutto. Guardando le opere, ho avuto la sensazione che l’artista non cerchi di ricostruire un’origine, quanto di mostrare come ogni origine sia già contaminata, già attraversata da narrazioni altre.
Anastasia Sosunova, Express Method (2022) (Detail), Water to become holy on the night of the 19th of January, water tank, zinc, temporary tattoos, Sprite Bottles
Courtesy of the artist and eastcontemporary. Photo: Jonas Balsevičius
Le stampe AB Prints (2023), estratte da un catalogo d’asta occidentale e isolate una per una, mi hanno colpita per il loro gesto apparentemente semplice ma profondamente politico. C’è qualcosa di quasi malinconico in queste immagini sradicate dal loro contesto di mercato, come se l’artista le avesse sottratte a una logica di valore per restituirle a un tempo sospeso. Guardandole, ho pensato a quanto spesso la cultura materiale venga ridotta a feticcio, privata della sua ambiguità e resa innocua dalla cornice che la contiene. Qui, invece, le immagini sembrano resistere: non spiegano, non seducono, non si lasciano consumare facilmente.
Lo stesso senso di ambiguità attraversa le sculture A light bulb and a chestnut e A sock (2025). Assemblaggi di oggetti raccolti nel tempo, che si presentano come reliquie di qualcosa che non è mai del tutto accaduto, o che forse è accaduto troppe volte sotto forme diverse. Mi sono chiesta quanto del loro significato sia proiettato dallo sguardo di chi osserva, quanto invece risieda in una memoria collettiva che non mi appartiene, ma che riesco comunque a percepire. In questo scarto, Sosunova sembra lavorare proprio sulla fragilità dell’interpretazione: sull’idea che ogni lettura sia sempre parziale, situata, inevitabilmente soggettiva.
Installation View, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive.
Il video Xover (2025) è forse il cuore emotivo della mostra. Costruito come una fanfiction, alterna immagini di luoghi reali – un resort, una catena di ferramenta – a suoni e voci che sembrano provenire da uno spazio mentale più che fisico. Qui l’amore, il fanatismo, la speranza e la malinconia non sono temi dichiarati, ma atmosfere che si insinuano lentamente. Guardandolo, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una forma di devozione laica, una preghiera senza destinatario preciso, in cui il desiderio di credere in qualcosa convive con la consapevolezza della sua possibile illusione.
L’installazione Express Method (2022–2025) introduce infine una dimensione partecipativa che trasforma il visitatore in testimone – e potenzialmente in attore – di un rituale. La possibilità di portare via con sé una bottiglia riempita con l’acqua della cisterna, a partire dal 18 gennaio, sposta il lavoro fuori dallo spazio espositivo e lo consegna alla vita quotidiana. Questo gesto, così semplice, mi è sembrato anche il più destabilizzante: cosa resta dell’opera una volta che viene separata dal contesto dell’arte? E cosa resta del rituale quando viene ripetuto senza una fede condivisa?
Anastasia Sosunova, Xover (2025), Single channel video, sound, 12’52’’
Courtesy of the artist and eastcontemporary
Forse è proprio qui che Crossover trova la sua forza maggiore: nel non offrire mai una posizione di sicurezza. Sosunova lavora sulla memoria non come archivio, ma come materia instabile; sulla tradizione non come eredità, ma come campo di tensioni; sull’identità non come dato, ma come costruzione continuamente negoziata. Ho avuto la sensazione che nulla fosse davvero concluso, e che proprio in questa incompiutezza risiedesse il suo senso più profondo.
Crossover non chiede adesione, né distanza critica: chiede attenzione. Un’attenzione lenta, forse scomoda, che accetta la possibilità di non capire tutto, di restare in bilico. In un tempo che pretende posizioni nette e narrazioni semplificate, questa sospensione mi è sembrata non solo necessaria, ma profondamente politica.
S. F. C.
Anastasia Sosunova
Crossover
A cura di Chiara Nuzzi
Fondazione ICA, Via Orobia, 26, Milano
20 Novembre 2025 – 7 Marzo 2026
PHOTO GALLERY
Installation View, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive.
Installation View, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive.
Installation View, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive.
Installation View, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive.
Installation View, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive.
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