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MUSSAT SARTOR: LA MISURA DELLO SGUARDO

Pubblicato il 13 febbraio 2026 alle ore 11:00

La mostra “OBIETTIVO, ARTE POVERA. Un viaggio nell’arte dal 1968” restituisce il ruolo decisivo di Paolo Mussat Sartor nella costruzione della memoria visiva dell’Arte Povera. Più che un semplice testimone, il fotografo torinese è stato un interlocutore attivo degli artisti che hanno ridefinito il linguaggio dell’arte italiana tra gli anni Sessanta e Settanta. Le sue immagini — dedicate a figure come Anselmo, Boetti, Kounellis, Merz, Paolini, Penone, Pistoletto e Zorio — non documentano soltanto le opere, ma ne interpretano la logica interna attraverso uno sguardo rigoroso, mentale, eticamente partecipe. Accanto ai ritratti e alle documentazioni storiche, le fotografie dei Viaggi rivelano la dimensione più intima del suo lavoro: un esercizio continuo di attenzione che lega indissolubilmente arte, spazio e memoria.

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Ci sono immagini che hanno costruito la nostra idea di Arte Povera senza che ce ne accorgessimo. Le abbiamo viste nei libri, nei cataloghi, nelle mostre: sono diventate il modo stesso in cui ricordiamo certe opere. Molte di quelle immagini portano la firma di Paolo Mussat Sartor. La mostra OBIETTIVO, ARTE POVERA. Un viaggio nell’arte dal 1968, alla Galleria Gracis, rende finalmente evidente questo dato: il suo non è stato un lavoro di documentazione, ma una forma di partecipazione critica.

Mussat Sartor inizia a fotografare alla fine degli anni Sessanta, nel momento in cui l’Arte Povera sta ridefinendo radicalmente il linguaggio artistico in Italia. Frequenta gli studi, le gallerie, i montaggi delle mostre. Conosce e lavora accanto a Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio e molti altri. Ma ciò che colpisce, rivedendo oggi quelle fotografie, è che non c’è mai compiacimento generazionale, né retorica dell’“epoca eroica”. C’è un’attenzione concentrata sull’opera, sulla sua logica interna.

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Mi sembra che il punto stia tutto qui: Mussat Sartor non interpreta teatralmente. Non usa il grandangolo per amplificare, non drammatizza la materia povera, non costruisce scenografie artificiali. Il suo è uno sguardo che cerca un accordo. Lo si avverte nella fotografia della pietra sospesa di Anselmo, dove il peso diventa quasi una condizione mentale prima ancora che fisica. Oppure nei ritratti di Boetti, ironici e lucidissimi: le mani che scrivono simultaneamente, gli occhi trasformati con un gesto minimo. In quei casi l’immagine non spiega l’opera, ma la pensa insieme all’artista.

Anche nei momenti più spettacolari — il fuoco di Kounellis, l’energia gestuale, le installazioni ambientali — la fotografia non indulge all’effetto. Tiene una distanza precisa, che non è fredda ma responsabile. È come se il fotografo si chiedesse continuamente quale sia la posizione più onesta da assumere.

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Un aspetto decisivo, spesso sottovalutato, è il lavoro in camera oscura. Mussat Sartor ha sempre considerato la fotografia un fatto mentale prima che tecnico. Il taglio, la scelta del bianco, la modulazione dei grigi sono parte integrante della costruzione dell’immagine. In questo senso le sue fotografie sono già una forma di critica visiva: selezionano, isolano, mettono in relazione.

La mostra alla Galleria Gracis rende visibile anche un altro nucleo fondamentale: le sequenze dei Viaggi, realizzate tra gli anni Settanta e Novanta, spesso con una Minox tascabile, durante lunghi tragitti in automobile attraverso l’Europa. Strade, rovine, alberi, cavalcavia, frammenti di architettura colti dal finestrino. Qui lo sguardo si fa più solitario, ma non meno rigoroso. Non si tratta di semplici appunti visivi: sono esercizi di attenzione.

Personalmente trovo che queste immagini di viaggio chiariscano molto del suo lavoro con gli artisti. In entrambi i casi c’è una disciplina dello sguardo: scegliere cosa trattenere, cosa lasciare scorrere. Le opere dell’Arte Povera e i paesaggi attraversati sembrano appartenere alla stessa memoria visiva, come se l’esperienza dell’arte fosse inseparabile dai tragitti che la rendono possibile.

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Un elemento che rafforza questa lettura è la presenza in mostra di opere donate dagli artisti a Mussat Sartor o ricevute come forma di pagamento. Non è solo un dettaglio biografico: è la prova concreta di un rapporto di fiducia e di scambio. Quelle opere attestano che il fotografo non era un testimone esterno, ma una figura interna a quella comunità.

Riguardando oggi queste immagini, ho l’impressione che Mussat Sartor abbia contribuito in modo decisivo a costruire la memoria visiva dell’Arte Povera. Il suo archivio non è neutro: è il risultato di scelte, di prossimità, di un’etica dello sguardo. Non c’è nostalgia, non c’è monumentalizzazione. C’è piuttosto la consapevolezza che l’opera, per continuare a vivere, ha bisogno di uno sguardo capace di restarle fedele.

Forse è questo che la mostra mette realmente a fuoco: non solo una stagione dell’arte italiana, ma un modo di guardare che ancora oggi ci riguarda.

 

 

S. F. C.

 

 

Paolo Mussat Sartor

OBIETTIVO, ARTE POVERA: Un viaggio nell’arte dal 1968

Testo critico a cura di Laura Cherubini

Galleria Gracis, piazza Castello, 16, Milano

30 Gennaio 2026 – 10 Aprile 2026

 

PHOTO GALLERY

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

Installation view Paolo Mussat Sartor Obiettivo Arte Povera, Galleria Gracis. Ph. Fabio Mantegna

 

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