Armando Andrare Tudela viene accolto negli spazi della galleria milanese Francesca Minini con la mostra personale “Cerco” inaugurata alla fine di Gennaio. Il nuovo anno per l’arte contemporanea inizia con l’immersione in un’esperienza diretta di un’attenzione forzata, una memoria che lavora per stratificazioni, un rapporto fisico con immagini e suoni che non cercano mai di chiarirsi del tutto. Attraverso disegni, serigrafie, film e installazioni sonore, Cerco costruisce un campo di tensione in cui pedagogia, ideologia e corpo si intrecciano senza mai risolversi in un discorso pacificato. Il testo assume questa opacità come metodo, restituendo la mostra non come un insieme di opere, ma come una condizione che continua ad agire anche dopo la visione.
La Verdad ha Cambiado, 2020 - 2022 exhibited in Armando Andrade Tudela, Cerco, 2026, installation view at Francesca Minini, Milan
Courtesy Armando Andrade Tudela and Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti
Con Cerco ho avuto fin da subito una sensazione difficile da nominare, una specie di allerta sottile. Non qualcosa di apertamente minaccioso, piuttosto uno stato di attenzione forzata, come quando capisci che non puoi guardare in modo distratto. Mi sono accorta presto che la mostra non chiedeva interpretazioni rapide, né una posizione comoda da cui osservarla. Chiedeva tempo, e una certa disponibilità a restare nell’incertezza.
I disegni su legno sono stati il primo punto di attrito. Non li ho letti come immagini da decifrare, ma come tracce di un pensiero che si muove mentre prende appunti su se stesso. Linee, parole isolate, ossa, strumenti musicali, mappe parziali: tutto sembra emergere e ritirarsi nello stesso momento. Guardandoli, ho avuto la sensazione che il corpo fosse sempre presente, anche quando non è rappresentato direttamente. Come se quei diagrammi non fossero altro che tentativi di registrare pressioni interne, tensioni, memorie sedimentate che non trovano una forma stabile.
Armando Andrade Tudela, Cerco, 2026, installation view at Francesca Minini, Milan
Courtesy Armando Andrade Tudela and Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti
Le serigrafie derivate da La Verdad ha Cambiado mi sono sembrate immagini stanche, nel senso più preciso e umano del termine. Non deboli, ma consumate da un passaggio ripetuto attraverso diversi stati: azione, riproduzione, stampa, sovrastampa. In loro c’è qualcosa che resiste al racconto, che rifiuta di chiarirsi. Mi hanno fatto pensare a certi ricordi che tornano sempre uguali e sempre diversi, privati del contesto ma non della loro capacità di disturbare.
Il film è arrivato dopo, ma non come un centro che organizza tutto il resto. Piuttosto come una corrente sotterranea che rende improvvisamente leggibili alcune sensazioni provate prima. Le sequenze performative, i corpi messi alla prova, l’ambiguità costante tra esercizio, disciplina e violenza mi hanno colpita per la loro freddezza. Non c’è enfasi, non c’è dramma. Ed è proprio questa neutralità apparente a rendere tutto più inquietante. Guardando il film, mi sono sorpresa a interrogarmi su quanto certi gesti — l’obbedienza, la ripetizione, l’addestramento — siano profondamente normalizzati, quasi invisibili.
Armando Andrade Tudela, Cerco, 2026, installation view at Francesca Minini, Milan
Courtesy Armando Andrade Tudela and Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti
Sapere che lo script visivo nasce anche da immagini d’archivio legate alla formazione dell’artista ha spostato qualcosa: il film ha smesso di sembrarmi una rappresentazione e ha iniziato a funzionare come un ritorno. Non nostalgico, ma critico, teso. Come se l’atto di rivedere quelle immagini fosse anche un modo per misurare quanto certi dispositivi educativi e ideologici continuino a produrre effetti, ben oltre il loro contesto originario.
Con Canto Hundido l’esperienza si è fatta più fisica. Il suono a bassa frequenza non accompagna la scultura: la attraversa, la rende instabile. È un suono che non permette di prendere distanza, che vibra nel corpo prima ancora che nell’ascolto. Ho pensato a una memoria che non si articola in parole, ma che insiste come una presenza sotterranea. La citazione di Lucrecia Martel — «nell’oscurità è il suono che minaccia l’ordine» — non mi è sembrata una chiave di lettura, ma una constatazione quasi inevitabile.
Uscendo da Cerco, ho avuto la sensazione che la mostra non fosse affatto conclusa. Non perché mancasse qualcosa, ma perché il suo modo di operare non prevede una chiusura netta. È una mostra che non chiarisce, non consola, non organizza. Preferisce restare in una zona di attrito, dove le immagini, i suoni e i segni continuano a lavorare, anche quando non li stai più guardando. E forse è proprio in questo restare irrisolta che Cerco trova la sua forza: nel rifiuto di trasformare la complessità in un discorso pacificato, e nel lasciare chi guarda con una sensazione persistente di coinvolgimento, quasi di responsabilità.
S. F. C.
Armando Andrade Tudela
Cerco
Francesca Minini, Via Privata Massimiano, 25, Milano
23 Gennaio 2026 - 7 Marzo 2026
PHOTO GALLERY
Armando Andrade Tudela, Cerco, 2026, installation view at Francesca Minini, Milan
Courtesy Armando Andrade Tudela and Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti
Armando Andrade Tudela, Cerco, 2026, installation view at Francesca Minini, Milan
Courtesy Armando Andrade Tudela and Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti
Armando Andrade Tudela, StillM, 2026, silkscreen on Gore-Tex, 45,5 × 58 × 2 cm
Courtesy Armando Andrade Tudela and Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti
Armando Andrade Tudela, Cerco, 2026, Iron, 217 × 1000 × 50 cm
Courtesy Armando Andrade Tudela and Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti
Armando Andrade Tudela, Secta de Agua, 2026, chalk and pencil on wood, 59 × 85,5 × 4 cm
Courtesy Armando Andrade Tudela and Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti
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