LO SPAZIO BIANCO DI STANISŁAW FIJAŁKOWSKI

Pubblicato il 22 agosto 2023 alle ore 11:00

Nel pieno dell'estate milanese, quando l'asfalto sembra sciogliersi sotto il sole d'agosto, una ventata di freschezza è data dalla mostra di Stanisław Fijałkowski esposta sulle pareti  della Dep Art Gallery, a due passi da Porta Romana. Il pittore polacco scomparso nel 2020 torna in Italia per la prima volta, dopo circa quarant'anni dalla sua partecipazione alla XXXVI Biennale d’Arte di Venezia nel 1972. 

 

Veduta della mostra di Stanisław Fijałkowski. Courtesy Dep Art Gallery, Milano. Foto di Bruno Bani. Thanks to Fondazione Stanisław Fijałkowski

 

Alberto Zanchetta cura la mostra monografica dedicata a Stanisław Fijałkowski, mostrando al pubblico una selezione di 27 opere che vanno a definire una via crucis dell'evoluzione del linguaggio di un artista.  Stazione dopo stazione siamo testimoni di un cambiamento linguistico e semantico sulle tele di Fijałkowski: la stesura dei pigmenti si fa sempre più delicata e rarefatta, così come le sfumature usate dall'artista.

Sin dall'inizio della sua carriera di pittore negli anni Sessanta, Fijałkowski parla un linguaggio visuale affine alle tendenze dei suoi colleghi contemporanei dove la matericità e la plasticità della pittura irriverente sono un Vangelo tutto nuovo,  d'avanguardia. Tuttavia , Fijałkowski abbandona un approccio plastico per fare via via spazio a una dimensione più metafisica e spirituale del segno e del colore.

Lo stesso artista, ancora in vita, definisce l'arte come una finestra che collega i due opposti per eccellenza, il cielo e la terra: la sensazione che si percepisce guardando le tele è quella di stare ascendendo verso un'atmosfera sospesa, dove tutto sembra muoversi con la lentezza con cui un corpo fluttua nell'universo. In un certo senso, Stanisław Fijałkowski ci invita ad abbandonarci come Santa Teresa si lascia prendere dalle braccia degli angeli in preda all'estasi.

 

Veduta della mostra di Stanisław Fijałkowski. Courtesy Dep Art Gallery, Milano. Foto di Bruno Bani. Thanks to Fondazione Stanisław Fijałkowski

 

Nella poetica di Fijałkowski, il colore perde il suo valore di elemento riempitivo per diventare il protagonista assoluto della tela: Fijałkowski non rappresenta la realtà, tanto meno cerca di fare forma a una sintesi astratta del mondo reale, ma le sue tele diventano lo specchio della realtà che riposa cheta nel profondo dell'Io. Il colore nella pittura di Fijałkowski diventa una vibrazione, un accordo di armonie in grado di risvegliare echi  lontani ormai assopiti nel cuore, come in musica le note quando si inseguono fanno scivolare un brivido lungo la schiena.

Una catarsi inspiegabile, senza parole e senza immagini distinguibili, avviene negli occhi del pubblico che si confronta con il proprio Io guardandosi dentro, guardando le tele del pittore polacco. Il risveglio, però, è dolce e delicato, come la voce di una madre che chiama piano piano il nome dei suoi bimbi ancora addormentati; non è uno spavento brusco, perché respingerebbe chiunque si affacci troppo dentro l'orlo del pozzo specchiante. La dolcezza della ripresa è data dalle ampie stesure di colore, uniformi, dalle sfumature leggere creando una situazione di estasi seducente, come descrive lo stesso curatore Alberto Zanchetta

La principale preoccupazione dell’artista non consisteva nel creare qualcosa di nuovo ma di autentico. Privando l’arte di orpelli narcisistici e di elucubrazioni intellettuali, Fijałkowski si immedesimava nel proprio medium espressivo: la pittura fluiva spontaneamente, guidata da un rapimento estatico

(Alberto Zanchetta, dal Comunicato Stampa)

Le ampie campiture di colori tenui, dal ceruleo al bianco panna, vengono intervallate da tele che presentano un vibrazione cromatica più cupa come si vede nei lavori dell'ultimo periodo di Fijałkowski, prima del suo decesso nel 2020. La stesura del colore, in queste opere in particolare, viene interrotta da segni che stravolgono il pattern omogeneo della pittura pura; si vedono principalmente autostrade che spiccano il volo verso l'alto. Sembrano delle scale di Giacobbe che continuano a tendersi sempre più verso un paradiso vergine, ancora inesplorato.

Saliamo anche noi quelle scale, per lasciarci alle spalle la frenesia della città che si scioglie nel solleone e per entrare in uno stato di pace con l'Io che non temiamo più, tanto che ora lo guarderemo dritto allo specchio negli occhi.

 

S. F. C.

 

Stanisław Fijałkowski

A cura di Alberto Zanchetta

Dep Art Gallery

Via Comelico 40, Milano

21 Giugno - 16 Settembre 2023

 

Veduta della mostra di Stanisław Fijałkowski. Courtesy Dep Art Gallery, Milano. Foto di Bruno Bani. Thanks to Fondazione Stanisław Fijałkowski

 

Veduta della mostra di Stanisław Fijałkowski. Courtesy Dep Art Gallery, Milano. Foto di Bruno Bani. Thanks to Fondazione Stanisław Fijałkowski

 

Veduta della mostra di Stanisław Fijałkowski. Courtesy Dep Art Gallery, Milano. Foto di Bruno Bani. Thanks to Fondazione Stanisław Fijałkowski

 

Veduta della mostra di Stanisław Fijałkowski. Courtesy Dep Art Gallery, Milano. Foto di Bruno Bani. Thanks to Fondazione Stanisław Fijałkowski

 

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